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Il Giardino delle Vergini, storia del parco di Milano accessibile solo alle donne
Milano 14 dicembre 2024

Il Giardino delle Vergini, storia del parco di Milano accessibile solo alle donne


Un cartello “riservato alle signorine studentesse” ci riporta nei segreti del Giardino delle Vergini.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Nascosto tra le mura di una prestigiosa università milanese, si trova un giardino segreto ancora oggi accessibile solo alle donne. È soprannominato il Giardino delle Vergini, intitolato a Santa Caterina d’Alessandria. Un piccolo gioiello verde, oasi di pace e tranquillità nel cuore pulsante della caotica città. 

La storia di questo parco si intreccia con le tracce dell’architettura tardo-medievale e con alcune piccole innovazioni di un’epoca lontana, in cui alle donne non erano concessi molti dei diritti oggi universali. A quasi un secolo di distanza dalla sua creazione, resta un labirinto misterioso e ben al riparo dal caos di una Milano che corre frenetica, verso il futuro. 

Dove si trova il Giardino delle Vergini a Milano?

Un polmone verde e silenzioso si nasconde come un’oasi protetta e al riparo dal chiasso della metropoli. Il Giardino delle Vergini si trova all’interno dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in fondo a un porticato, tra due chiostri di un complesso tipico dell’architettura tardo-medievale dell’Italia settentrionale

Questo gioiello verde è al riparo anche da occhi indiscreti, perché al suo interno, ancora oggi è ufficialmente vietato l’accesso agli uomini, poiché riservato alle sole studentesse, o “signorine”, come si usava definirle nell’epoca in cui è stato creato. “Riservato alle signorine studentesse”, si legge sul cartello visibile ancora oggi. Fu deciso così, in un periodo lontano in cui l’accesso all’istruzione per le donne era ancora un’innovazione recente. 

Storia del Giardino delle Vergini, dove il tempo si è fermato

Il Giardino delle Vergini fu creato nel 1928, su volere dell’allora Rettore dell’Università, monsignor Francesco Olgiati, e dedicato a Santa Caterina d’Alessandria. Il suo scopo era quello di creare un luogo di ristoro e di studio per le studentesse universitarie, aperto dunque alle sole donne. 

Il giardino è completamente circondato da edifici, il che lo rende un luogo appartato e silenzioso. Il tempo si è fermato dietro il cancello in ferro battuto che consente l’accesso all’interno, dove si possono ammirare alberi ad alto fusto, siepi fiorite, panchine in pietra e una piccola fontana. 

Un gioiello tardo-medievale simbolo di emancipazione

Questo spazio verde è una preziosa traccia storica del Viridario Magno, tipico giardino dell’epoca tardo-medievale. Linee ortogonali si alternano a cambi di superficie, cordoli e recinzioni, creando un gioco di geometrie e texture. I sentieri, realizzati in pietra, mattone e piastrelle policrome, conducono attraverso diverse aree, ognuna con il suo carattere distintivo. Gli spazi verdi, concepiti in terra battuta, ghiaia fine e prato, offrono un contrasto armonioso con le architetture circostanti. Pur mancando un centro geometrico definito, il giardino emana un’atmosfera intima ed esclusiva, avvolta nella bellezza di fiori e vegetazione.

Ma il Giardino delle Vergini rappresenta anche un simbolo importante dell’emancipazione femminile. Infatti, all’epoca della sua creazione, era uno dei pochi spazi a Milano in cui le donne potevano accedere liberamente e senza accompagnatori. Ancora oggi, rappresenta un luogo di incontro e di confronto per le donne di tutte le età, ma la prima regola è il silenzio, il rispetto della quiete che cerca chi si siede su quelle panchine per studiare, condividere pensieri o leggere un libro.

Negli ultimi anni si è acceso un dibattito sul futuro del giardino. Alcune associazioni femministe ne chiedono l’apertura al pubblico, per renderlo un luogo di fruizione collettiva e un simbolo di inclusione. Altri invece preferiscono mantenerne l’esclusività, per preservarne l’atmosfera intima e riservata.

I segreti del Giardino delle Vergini

Il Giardino di Santa Caterina d’Alessandria si trova in un luogo ricco di storia e suggestione. Fonti storiche lo collocano vicino al punto in cui sarebbe avvenuta la conversione di Sant’Agostino, e alla Sostra di Sant’Agostino, un deposito per la lavorazione dei blocchi di marmo destinati al Duomo di Milano.

La disposizione dei blocchi nel giardino potrebbe corrispondere alla loro collocazione originaria. Tra i reperti archeologici presenti, spiccano una lastra marmorea decorata a mascheroni proveniente dal Duomo, due sarcofagi medievali del III-IV secolo e resti del XV secolo, coevi alla costruzione dell’Ateneo.

Di particolare interesse sono tre colonne con capitelli simili a quelli della “Cripta dei Monaci” sotto il Refettorio cinquecentesco (odierna Aula Magna). Altri frammenti di capitelli richiamano quelli di edifici lombardi come la Canonica di Sant’Ambrogio, Santa Maria presso San Satiro a Milano e il Duomo di Pavia. Questi ultimi sono stati classificati come bramanteschi per il loro modello decorativo a fogliame con volute ioniche, diffuso in Lombardia alla fine del Quattrocento.

Infine, il giardino ospita ventuno blocchi e due basi di colonne in granito di Montorfano risalenti al XVI-XVII secolo, successivi alla costruzione del monastero.

Il Giardino di Santa Caterina d’Alessandria si presenta, quindi, come un vero e proprio museo a cielo aperto, dove la storia si intreccia con la bellezza della natura. Un luogo suggestivo che merita di essere visitato per immergersi nell’atmosfera del Rinascimento lombardo.

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