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Perché si dice
Milano 30 marzo 2025

Perché si dice “Milano da bere”? Da cosa deriva


Storia della Milano da bere: da dove arriva questa definizione e cosa significa.
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Sara Mostaccio

Giornalista, collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Questa espressione ha fatto epoca, ma perché si dice “Milano da bere”? Cosa significa davvero quella frase e perché ancora oggi continua a raccontare una certa idea di città? Ecco storia, evoluzione e significati di una delle formule più famose legate alla città.

Cosa vuol dire Milano da bere

L’espressione “Milano da bere” è nata negli anni ’80 ed è diventata in breve tempo una delle etichette più famose associate al capoluogo lombardo, usata per descrivere lo stile di vita moderno e vibrante della città. Non tutti però sanno che in origine si trattava di una formula pubblicitaria, capace poi di attraversare i decenni.

Lo spot della Milano da bere

L’origine del modo di dire risale al 1985, quando il pubblicitario Marco Mignani ideò uno spot per l’Amaro Ramazzotti. Il messaggio finale dichiarava:

“Questa Milano… da vivere, da sognare, da godere. Questa Milano… da bere.”

L’idea era semplice ma potente, come tutte le buone idee. In poche parole riassumeva l’energia di una città che sognava in grande e non si fermava mai.

La Milano degli yuppies

Negli anni ’80, Milano era sinonimo di dinamismo, capitale della finanza e della moda, nonché il cuore pulsante del benessere italiano. L’espressione Milano da bere cominciò così a identificare uno stile di vita diviso tra affari vincenti, aperitivi e scalata sociale. Milano era la città dove realizzare i propri desideri. In quegli anni divenne l’emblema di una nuova borghesia rampante, piena di ambizione e… sempre con il bicchiere in mano.

Successo e critiche

La formula ebbe fortuna perché catturava lo spirito del tempo e la percezione che i milanesi avevano di se stessi, oltre a essere breve e incisiva. Entrò velocemente nel linguaggio comune e fu poi ripresa dai giornali, dalla tv e dal cinema. Tra i film più noti se ne parla in A me mi piace di Enrico Montesano, Sotto il vestito niente e Yuppies – I giovani di successo di Carlo Vanzina, Sposerò Simon Le Bon di Carlo Cotti e altri ancora. Eppure dietro quella superficie patinata e luccicante presto emerse anche una vena polemica: Milano da bere parlava di successo, ma qualcuno ci vide anche superficialità e individualismo.

E oggi? Tra happy hour e design

Oggi l’espressione Milano da bere ha cambiato leggermente sfumatura, si riferisce più spesso un certo tipo di movida contemporanea, elegante e creativa, quasi sempre legata al mondo del design. La città è ancora la capitale dell’aperitivo che si consuma come un rito sociale tra i Navigli, Brera e Corso Como ed è un momento particolarmente amato durante eventi internazionali come il Salone del Mobile o la Fashion Week.

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