Link copiato!
Link copiato!
arlecchino
Milano e Provincia 18 febbraio 2026

Quali sono le maschere di Milano e della Lombardia?


Non solo Meneghino, la più famosa maschera milanese: alla scoperta di Arlecchino, Brighella e degli altri protagonisti del Carnevale lombardo.
author-avatar
Roberta Favazzo

Giornalista, collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Quali sono le maschera di Carnevale di Milano? E quali, invece, quelle che traggono le loro origini in Lombardia?

Il Carnevale è una festa profondamente legata alla tradizione popolare e al folklore. Oltre che un’occasione di divertimento e travestimenti, è anche il pretesto per fare un tuffo nella storia e andare a recuperare ciò che si nasconde dietro queste figure che raccontano storie antiche e usanze che si tramandano da secoli. 

Scopriamo quali sono le maschere tipiche di Milano e della Lombardia: da Meneghino a Cecca, da Arlecchino a Brighella.

Come si chiama la maschera di Carnevale di Milano?

La maschera più famosa di Milano è senza dubbio Meneghino, protagonista del Carnevale Ambrosiano. Personaggio nato intorno al XVII secolo dalla penna dell’autore Carlo Maria Maggi. Meneghino (diminutivo di “Domenighino”) incarna il perfetto milanese: schietto, onesto, arguto, poco incline alla reverenza verso il potere e profondamente legato al senso civico. Non a caso, la sua figura fu ripresa anche da Carlo Porta e Giuseppe Parini come simbolo di patriottismo e moralità in epoca napoleonica e risorgimentale.

A differenza di molte maschere italiane, Meneghino non indossa una maschera sul volto, ma si presenta a viso scoperto, a testimonianza della sua sincerità. Indossa un costume caratteristico composto da un tricorno sulla testa, una parrucca con codino, una giacca lunga verde scuro bordata di rosso, un gilet fiorato, delle calze a righe bianche e rosse e delle scarpe con le fibbie. 

Durante il Carnevale, Meneghino guida il corteo e apre ufficialmente i festeggiamenti del calendario ambrosiano.

Perché Milano è detta Meneghina?

Se parliamo di Meneghino non possiamo non accennare alle motivazioni che si nascondono dietro all’appellativo con il quale si è soliti identificare la città di Milano: si devono al diminutivo del nome Domenico, (in dialetto milanese meneghin), inizialmente personaggio del teatro milanese poi divenuto la celebre maschera della città.

Le altre maschere milanesi: Cecca e Beltrame

La moglie di Meneghino, Checca, e il servo Beltrame sono le mascheri milanesi più conosciute. 

Cecca: la compagna instancabile

Al fianco di Meneghino c’è Cecca, sua moglie, figura altrettanto popolare e rappresentativa della tradizione meneghina. Anche lei non porta una maschera ma sfoggia un abito colorato da donna del popolo composto da un grembiule bianco, una gonna lunga, un corsetto nero, uno scialle a fiori, degli zoccoli di legno. 

Cecca è una figura allegra e sorridente, pratica, dotata di fantasia e buona volontà. Qualità che le permettono di affrontare con successo i problemi domestici. Lavora come servitrice, proprio come Meneghino, che sostiene anche nel suo mestiere. Insieme formano la tradizionale coppia milanese.

Beltrame da Gaggiano

Meno nota ma parte integrante del Carnevale milanese è la maschera di Beltrame, un servo impacciato e chiaccherone nato nel XVI secolo e ripreso nella Commedia dell’Arte. Originario di Gaggiano, piccolo comune alle porte di Milano, Beltrame rappresenta il contadino stolto, un po’ tonto, facilmente raggirabile e oggetto di scherzi. Indossa una gippa marrone e un ampio camicione.

Tutte le maschere della Lombardia, tra tradizioni locali e personaggi storici

Così come le maschere di Milano, anche quelle della Lombardia raccontano una storia, riflettono i valori del territorio, le dinamiche sociali e le caratteristiche della gente che lo abita. Tra queste:

Arlecchino e il suo costume colorato

Arlecchino è forse la maschera lombarda più famosa in assoluto. Nato a Bergamo Bassa, il personaggio prende forma nella Commedia dell’Arte come servo furbo, affamato, giocherellone e coinvolto spesso e volentieri in situazioni comiche. Il suo costume è tra i più facilmente riconoscibili, oltre che uno dei più indossati in tutta la penisola, dai bambini così come dagli adulti. Non è un caso che la sua figura sia diventata, nel tempo, un simbolo del Carnevale a livello nazionale.

Il suo costume è fatto di toppe colorate cucite insieme, a richiamare la povertà delle sue origini: la madre, infatti, cuciva insieme gli avanzi di stoffa per creare un vestito da festa. Arlecchino indossa una maschera nera, porta una cintura con un bastone (il “batocio”) e si muove con grande agilità e in modo teatrale. 

Arlecchino

Brighella: l’astuto bergamasco

Anche Brighella proviene da Bergamo, ma rappresenta il contrario di Arlecchino: è astuto, calcolatore, un servo spesso infedele e incline alla truffa. E attaccabrighe, da qui il suo nome. Indossa un costume bianco con decorazioni verdi e suona strumenti musicali per ingannare e distrarre. 

Gioppino: la maschera dei tre gozzi

Un’altra maschera tipica di Bergamo è Gioppino, noto per i suoi tre gozzi sul collo dei quali non si vergogna ma che, anzi, sfoggia con soddisfazione essendo stemma di famiglia. Gioppino – nome bergamasco Giopì de Sanga – è un contadino furbo, testardo, amante del vino e della buona tavola. Indossa una giacca marrone, calzoni verdi e un cappello.

Re Gnocco: il sovrano della polenta

Nel mantovano, in particolare a Castel Goffredo, è famosa la figura di Re Gnocco, protagonista del carnevale locale. Questa maschera nasce nel 1872 come simbolo della festa del “Venerdì gnoccolaro”, durante la quale viene eletto un cittadino che rappresenta il re del popolo. Veste un mantello regale, indossa una corona, ma tiene in mano una forchetta con uno gnocco gigante, simbolo dell’abbondanza e della festa contadina.

Pin Girometta: dal Varesotto con ironia

Creato nel 1956 da Giuseppe Talamoni, Pin Girometta rappresenta il classico ambulante brianzolo, allegro, spigliato e sempre pronto a fare festa. Veste con pantaloni a righe, cappello verde e gilet nero. A testimoniare la sua inclinazione festaiola ed errante è il suo nome (“Pin” come diminutivo di Giuseppe, “Girometta” perché gira per le fiere). 

Condividi articolo
Newsletter
Iscriviti alla newsletter per tenerti aggiornato sulle nostre ultime news

Articoli più letti
Google News Banner
Contatta la redazione
Contatta la redazione
Per informazioni, comunicati stampa e richieste scrivici a redazione@immobiliare.it