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tram a Milano
Milano e Provincia 31 ottobre 2024

Quando si poteva viaggiare per Milano a bordo di un tram a due piani


Nei primi del '900, a Milano si poteva viaggiare come a Londra, su un tram a due piani, dal tetto panoramico scoperto. Scopriamo di più.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Già nei primi del Novecento, Milano ambiva al fascino di capitale europea moderna e innovativa, distinguendosi come l’unica città italiana in grado di competere con i grandi centri mitteleuropei. All’inizio di quel secolo di epocali cambiamenti, la città aveva già lo sguardo rivolto al futuro, proprio come oggi, pronta a investire in servizi pubblici più efficienti.

Ad esempio, i primi mezzi di trasporto pubblico cittadino non erano caotici e regalavano viste scenografiche sulla città, che si espandeva ma scorreva più lenta. In quel periodo, con un certo spirito competitivo verso la “rivale” Londra, anche nella futura metropoli lombarda introdusse il suo “gigante su rotaie”: un servizio di tram a due piani.

Non si trattava di mezzi turistici, ma di veri e propri bus di linea, progettati per collegare Milano a Monza, come si vorrebbe fare oggi con la metro. Il viaggio su rotaia garantiva ai passeggeri una vista panoramica unica su una città dal volto più bohémienne, che futuristico. Ma com’era viaggiare a bordo di questi giganti, e che fine hanno fatto? Scopriamolo.

I giganti su rotaie di Milano

L’avventura dei tram a due piani a Milano comincia nel 1913, con l’introduzione di una serie di nuovi mezzi pensati per rispondere al primo incremento della popolazione e alla conseguente necessità di trasporti più capienti. I modelli erano ispirati agli autobus a due piani di Londra, ma adattati al contesto milanese, con le rotaie che già si intrecciavano per le vie della città. 

Il progetto fu avviato con l’introduzione in città di dieci elettromotrici conosciute come Tram Edison serie 405-414, che funzionavano grazie a un sistema elettrico sviluppato dalle aziende General Electric, Tecnomasio Italiano Brown Boveri, e una costruzione meccanica curata dalla leggendaria società Edison.

 

Com’erano i tram a due piani di Milano

I tram erano alimentati a energia elettrica, imponenti, e presentavano le seguenti caratteristiche, innovative per il tempo: 

I tram erano organizzati su due piani, così distribuiti:

La produzione iniziale includeva anche delle vetture rimorchiate, sempre a due piani, successivamente motorizzate per fronteggiare l’aumento del traffico. Tra il 1913 e il 1919, Milano accolse quindi questa flotta innovativa, facendo vivere ai suoi abitanti e visitatori un’esperienza unica: il piacere di viaggiare “in alto” sulle rotaie.



Milano e il fascino dello stile europeo

Che nei primi del Novecento Milano ambisse a essere la città più europea e innovativa d’Italia era evidente anche dalle scelte estetiche dell’epoca. I tram a due piani erano ispirati agli iconici modelli rossi Double-Decker di Londra, ma di diverso stile e colore, costruiti in materiali robusti ed esteticamente eleganti, perfetti per una città dal respiro europeo, modaiolo e industriale, caratteristiche ben visibili nella presenza dominante delle strutture in ferro e pietra degli edifici e monumenti milanesi di fine Ottocento e inizio Novecento.

Scopriamo perciò com’erano realizzati questi mezzi:

L’evoluzione dei tram: verdi con il muso a scudo 

Nel frattempo Milano cambiava e si espandeva rapidamente, e il progetto dei tram a due piani non poteva essere più solo un esperimento. Le doghe in teak furono rimosse e sostituite con un rivestimento bianco gessoso, mantenuto poi durante la gestione della Società Trazione Elettrica Lombarda (Stel), donando ai trami a due piani un aspetto più pulito e uniforme. 

Poi, con il passaggio alla società Atm, i tram assunsero una colorazione verde a due toni, simile agli storici tram urbani, e cominciarono a presentare il caratteristico design frontale “a scudo”, mantenendo comunque un’estetica distintiva e facilmente riconoscibile.



Il declino dei tram a due piani e l’espansione urbana di Milano

L’epoca dei tram a due piani terminò con un cambiamento drastico: il passaggio alla Stel, che decise di eliminare il piano superiore per migliorare la stabilità e ridurre l’ingombro. Così trasformati, divennero noti come tram “tipo Monza”

Dal 1939 i tram a due piani continuarono a operare sotto la gestione Atm, ma il loro ruolo era ormai ridimensionato. Assegnati a linee secondarie, come la Milano-Corsico e la Milano-Cinisello, subirono una graduale riduzione di unità, passando dalle nove vetture operative nel 1948 a quattro nel 1957.

Le principali ragioni del declino furono le seguenti:

La fine di un’epoca e l’avvento del trasporto pubblico

L’avventura dei tram “London style” a Milano si concluse definitivamente nel 1966, con la soppressione delle linee Milano-Monza e Milano-Corsico, segnando la fine di un’era di trasporti che aveva offerto ai milanesi un modo speciale di viaggiare. Oggi, quei tram restano nei ricordi nostalgici di una Milano innovativa, e nella storia di una città che ha sempre guardato “in alto”, anche quando viaggiava dal basso delle chiassose rotaie.

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