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villa simonetta
Milano 3 giugno 2026

Storia di Villa Simonetta a Milano, tra fantasmi, falegnami e musicisti


Gioiello rinascimentale, Villa Simonetta è protagonista di numerose storie e leggende. Oggi ospita la Civica Scuola di Musica "Claudio Abbado".
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Il tessuto urbano di Milano nasconde angoli in cui il tempo sembra geograficamente lontano. Tra i viali moderni e le architetture contemporanee, la città riserva tesori rinascimentali, ville gentilizie che sono teatro di enigmi e leggende.

Villa Simonetta rappresenta l’esempio perfetto di questa Milano segreta: una dimora nata per il riposo e la bellezza che, nel corso dei secoli, ha mutato pelle infinite volte, incrociando i destini di governanti illuminati, artigiani, spettri e giovani musicisti. 

Tra fantasmi e prodigioisi fenomeni acustici, riscopriamo la storia di Villa Simonetta.

La storia di Villa Simonetta

Tutto comincia nel 1499, quando Gualtiero da Bascapé, cancelliere di Ludovico il Moro, acquista un vigneto fuori dalle mura per costruire la sua dimora di campagna. Nota inizialmente come “La Gualtiera“, la villa a pianta rettangolare vede la luce nel 1505 grazie all’architetto e pittore Bernardo Zenale, ma il proprietario ci vive appena due anni prima di morire. L’edificio passa così di mano in mano: prima alla Confraternita della Santa Corona, poi alle famiglie Rabia e Cicogna, finché nel 1547 entra nelle proprietà del governatore di Milano, Ferrante I Gonzaga.

Gonzaga affida subito i lavori di ristrutturazione all’architetto pratese Domenico Giuntalodi, che trasforma il semplice palazzotto in una sontuosa residenza di rappresentanza, aggiungendo le ali laterali e il portico in facciata. Nel 1555 la struttura passa alla famiglia Simonetta, che consacra la dimora come uno dei complessi rinascimentali più prestigiosi e ammirati dell’epoca. 

Con l’arrivo dell’Ottocento, però, la bellezza lascia spazio al declino. La dimora diventa prima la sede della goliardica e ribelle Compagnia della Teppa, poi è destinata a lazzaretto per i malati di colera nel 1836. Da quel momento, i locali cambiano pelle continuamente: ospitano una fabbrica di candele, un’officina, una caserma, una casa d’operaio, un’osteria e persino una falegnameria. I bombardamenti del 1943 quasi la cancellano del tutto a causa della vicinanza agli scali ferroviari, ma il Comune di Milano la rileva nel 1959 per farla rinascere.

Dove si trova Villa Simonetta

La struttura sorge in via Stilicone 36, all’angolo con via Principe Eugenio, inserendosi oggi in un contesto fortemente antropizzato. Al momento della sua fondazione, l’area si trovava in aperta campagna, a circa due miglia a tramontana dalla città e a breve distanza da Porta Tenaglia.

È la prima grande villa suburbana milanese costruita alla fine del XV secolo fuori dalle mura urbane, un unicum sul territorio lombardo che anticipò la moda cinquecentesca delle dimore patrizie extra-moenia. Lo sviluppo ottocentesco della ferrovia e del grande scalo merci Farini ha progressivamente inglobato la tenuta, dando origine al circostante quartiere Simonetta.

Dove si trova il quartiere Simonetta a Milano

La zona si estende nell’area nord-occidentale della città, sviluppandosi intorno all’asse di viale Cenisio e a ridosso dello scalo Farini. Questa porzione di territorio cittadino, un tempo prettamente agricola e poi marcatamente industriale a causa della vicinanza alle linee ferroviarie, ha subito nel corso del Novecento una profonda opera di bonifica e riqualificazione urbana.

Oggi l’area si presenta come un distretto residenziale e signorile ben collegato, che conserva nel proprio toponimo il legame storico indelebile con la celebre stirpe nobiliare che possedette la villa.

Cosa vedere a Villa Simonetta

Il complesso si distingue per la sua caratteristica pianta a U, che si apre solennemente in direzione del retro, dove un tempo si trovavano un vasto giardino all’italiana, un ponte centrale e una grande vasca adibita a vivaio per pesci rari. 

La facciata principale, di impianto classicheggiante, presenta un monumentale portico a nove arcate con volta a botte, sostenuto da pilastri con semicolonne toscane su basamenti quadrati. 

Sopra il porticato si elevano due ordini di loggiati con balaustre, caratterizzati rispettivamente da colonne toscane e colonne con capitelli corinzi. 

Gli interni, sebbene privati dei ricchi affreschi originali che celebravano le imprese dei Gonzaga, conservano preziosi frammenti pittorici e, nella cappella gentilizia rimasta protetta dai rimaneggiamenti, i tre affreschi quattrocenteschi attribuiti a Bernardo Zenale.

I misteri e le leggende che avvolgono Villa Simonetta

L’alone di mistero che circonda la dimora è alimentato da racconti tramandati nei secoli. Ecco alcune, delle tante storie legate a Villa Simonetta: 

Si può visitare?

Attualmente Villa Simonetta è un bene di proprietà del Comune di Milano e non è liberamente accessibile al pubblico per scopi puramente turistici, se non in occasioni di eventi speciali o aperture straordinarie, come quelle previste nelle Giornate FAI. 

Dal secolo scorso l’edificio ha riscoperto una nuova e prestigiosa vocazione culturale: le sue sale e i suoi loggiati ospitano infatti i laboratori, le aule e le attività didattiche della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado”, accogliendo ogni giorno docenti e giovani musicisti.

Le ville gentilizie dell’Alto Milanese

Il territorio dell’Alto Milanese conserva importanti esempi di architettura nobiliare suburbana. Solo per citarne alcuni:

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