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Barcellona e Budapest
Mondo 20 settembre 2024

Barcellona e Budapest: limiti agli affitti brevi e alle licenze turistiche


Barcellona e Budapest hanno intenzione di introdurre misure per limitare gli affitti brevi in città: ecco cosa sapere.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Barcellona e Budapest sono pronte a contrastare il turismo di massa con misure drastiche per salvaguardare i residenti, cercando un difficile equilibrio tra la necessità economica del turismo e la tutela della qualità della vita urbana.

Barcellona, stop alle licenze per gli appartamenti turistici dal 2028 

Jaume Collboni, sindaco di Barcellona, ha annunciato una svolta radicale: a partire dal 2028, le licenze per gli appartamenti turistici non saranno più rinnovate

La decisione giunge dopo settimane di proteste da parte dei residenti, esasperati dal sovraffollamento turistico e dall’aumento dei costi abitativi. La città, che nel 2023 ha accolto 26 milioni di turisti, deve fare i conti con un turismo cinque volte superiore alla sua popolazione residente.

La richiesta di un modello turistico più sostenibile è diventata centrale in una città dove il 68% degli affitti è aumentato nell’ultimo decennio, con un conseguente incremento dei prezzi delle abitazioni del 40%.

Una decisione necessaria per liberare il mercato immobiliare 

Il provvedimento, che riguarda le attuali 10.101 licenze per appartamenti turistici in scadenza nel novembre 2028, mira a liberare il mercato immobiliare per i residenti e ridurre gli effetti negativi del turismo di massa sulla qualità della vita urbana. “Non possiamo permettere che un numero così elevato di appartamenti sia utilizzato per scopi turistici, mentre i residenti affrontano gravi difficoltà nell’accesso agli alloggi“, ha dichiarato Collboni. 

La base legale di questa decisione si trova in un decreto approvato dal parlamento regionale della Catalogna nel 2022, che consente di limitare le licenze turistiche nelle aree ad alta pressione immobiliare. La misura ha ricevuto il pieno supporto del governo spagnolo, anche se alcuni consiglieri ritengono che il 2028 sia una data troppo lontana per risolvere un problema urgente.

Non sono mancate le critiche dal settore turistico. L’associazione Apartur, che rappresenta gli affitti brevi a Barcellona, ha definito la decisione un “errore” che potrebbe ridurre il turismo del 40%, impoverendo la città e aumentando la disoccupazione.

Collboni ha anche proposto un aumento della tassa turistica per i crocieristi, a conferma della sua volontà di agire con fermezza contro il sovraffollamento.



Budapest dice no agli affitti brevi: il caso di Terézváros 

Mentre Barcellona pianifica interventi a lungo termine, Budapest ha già compiuto passi concreti. Nel sesto distretto della capitale ungherese, Terézváros, un referendum ha vietato gli affitti brevi, come quelli offerti da piattaforme come Airbnb. 

Con una maggioranza del 54%, i residenti hanno deciso di porre fine agli affitti a breve termine, influenzati dall’aumento dei costi abitativi e dai disagi causati dal turismo di massa.

Terézváros, uno dei quartieri più popolari per i visitatori, con oltre 2.200 licenze attive per affitti brevi, ha registrato un forte aumento dei prezzi immobiliari, rendendo difficile la vita dei residenti. 

Il referendum, svoltosi nell’arco di due settimane, è stato una reazione alle pressioni esercitate dalle piattaforme di affitti turistici che, pur alimentando l’economia, hanno causato gravi problemi di rumore e rifiuti.

Repubblica Ceca: nuove regole in arrivo per limitare gli affitti 

Il Governo ceco ha approvato un progetto di legge che permetterebbe ai Comuni di limitare gli affitti a breve termine, come quelli offerti da piattaforme come Airbnb. Le nuove misure prevedono restrizioni sul numero di giorni in cui una proprietà può essere affittata annualmente e sui requisiti minimi di spazio per ospite.

Inoltre, gli affitti brevi saranno soggetti a normative più severe, incluse tasse locali allineate a quelle degli alberghi.

Un altro aspetto chiave del progetto è la creazione di una piattaforma chiamata eTurista, dove i proprietari dovranno registrare le informazioni sugli ospiti. Un numero di registrazione dovrà essere visibile negli annunci degli alloggi. Questa normativa punta a ridurre l’evasione fiscale, stimata tra 40% e 70% per i soggiorni non dichiarati, con perdite fino a 32 milioni di euro l’anno. Le nuove regole potrebbero entrare in vigore nel luglio 2025.

Un contesto europeo in evoluzione 

Il caso di Budapest si inserisce in un più ampio panorama europeo, dove il fenomeno degli affitti brevi è in continua crescita. 

L’iniziativa di Terézváros potrebbe rappresentare un precedente importante per altre città europee che stanno cercando di gestire il boom degli affitti brevi.

Città come Vienna, Praga e Cracovia sono alle prese con dinamiche simili e potrebbero seguire l’esempio di Budapest, imponendo restrizioni più severe per proteggere i residenti e preservare la qualità della vita.

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