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Perché è famoso il ponte di Mostar in Bosnia?
Mondo 21 dicembre 2024

Perché è famoso il ponte di Mostar in Bosnia?


L’architettura racconta la storia dei popoli. Il ponte di Mostar è molto più di una semplice struttura ad arco in pietra antica.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Il ponte di Mostar è molto più di una semplice struttura architettonica di grande valore ingegneristico. Costruito nel XVI secolo, rappresenta un simbolo di collegamento tra culture differenti, nonché testimonianza storica della resilienza e della ricostruzione. Riscopriamone l’importanza che ha avuto prima, e anche dopo la distruzione avvenuta durante le guerre di pulizia etnica che insanguinarono la ex Jugoslavia

La storia di Mostar, il ponte tra più culture

Stari Most” in italiano significa “il vecchio ponte”. Il nome “Mostar” deriva invece dalla parola “mostari“, che significa “custodi del ponte”, un richiamo metaforico all’importanza sociale e culturale che ha avuto, e ha tuttora il ponte di Mostar. 

L’infrastruttura storica è stata costruita nel XVI secolo durante l’Impero Ottomano per collegare le due sponde del fiume Neretva che solca l’omonima città della Bosnia ed Erzegovina. Il ponte fu progettato dall’architetto turco ottomano Mimar Hayruddin, ed è un capolavoro di ingegneria grazie alla sua struttura con arco di pietra che si estende per 29 metri. Ma non è proprio questo dettaglio ad averlo reso tristemente famoso. Questo ponte è diventato un monumento simbolo di resilienza e monito contro l’odio etnico

Perché è famoso il ponte di Mostar?

Il conflitto in Bosnia negli anni ’90 scosse il mondo intero per le atrocità che per la prima volta venivano documentate in maniera precisa dai corrispondenti esteri presenti sui vari teatri di quella che fu definita dagli storici la “guerra sporca”. Il 9 novembre 1993 il ponte di Mostar fu colpito dall’artiglieria croata sotto il comando del generale Slobodan Praljak. Quel giorno, le immagini del cedimento del ponte fecero il giro del mondo, mostrando tutta la drammaticità del conflitto etnico. Il crollo segnò uno spartiacque, un prima e un dopo. Ciò che prima univa sponde e culture, diventò segno indelebile della distruzione di una convivenza multietnica e dell’odio etnico. Dopo il crollo del ponte, la città di Mostar rimase divisa tra croati e bosniaci. Solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all’altra della città, mentre la ricostruzione del ponte fu completata nel 2004. 

In realtà, i bombardamenti cominciarono già nel 1992, facendo deflagrare anche la diplomazia e gli interventi per fermare massacri e genocidi come quello di Srebrenica. L’occupazione da parte dell’esercito jugoslavo causò enormi sofferenze alla popolazione locale e portò alla distruzione di altri numerosi edifici storici e civili. Tra i bersagli colpiti vi furono un convento cattolico, quello dei frati minori francescani, la cattedrale di Santa Maria Madre della Chiesa, il palazzo vescovile e una dozzina di moschee.

Oggi, oltre a essere considerato un capolavoro storico dell’architettura, il ponte di Mostar è famoso per il suo eterno richiamo alla pace e alla fratellanza tra popoli e etnie, infatti dal 2004 è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, simbolo universale e segno tangibile della capacità di rinascita dopo la distruzione. 

Inoltre, da più di 400 anni, saltare dal ponte è considerato una prova di coraggio. Oggi questa tradizione sportiva si rinnova, anche attraverso competizioni internazionali che attirano atleti e spettatori da tutto il mondo, come il Red Bull Cliff Diving, l’evento itinerante che fa tappa anche in Italia, dalle scogliere di Polignano e che ha scelto più volte il ponte di Monstar come trampolino del campionato mondiale di tuffi dalle grandi altezze. Rinnovando così la tradizione antica popolare del tuffo nel fiume Neretva.



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