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Galleria di Napoli e Galleria di Milano
Napoli 7 maggio 2024

Anche Napoli ha la sua Galleria: ecco le differenze con quella di Milano


Quali sono le differenze tra la Galleria di Napoli e quella di Milano? Un viaggio nella storia di queste gallerie.
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Silvia Bertuzzi

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Napoli, città dai mille volti e dalle innumerevoli sorprese, cela nel suo cuore un gioiello architettonico che emana storia, cultura e vivacità: la Galleria Umberto I. Spesso oscurata dalla fama della celebre Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, la Galleria Umberto I rappresenta una testimonianza unica dell’arte e dell’ingegno dell’epoca.

Tuttavia, nonostante le loro radici comuni nel periodo della Belle Époque, le due gallerie si distinguono per caratteristiche peculiari che ne riflettono l’essenza e l’anima delle rispettive città. Quali sono le similitudini e le differenze tra la Galleria di Napoli e quella di Milano?

La storia delle gallerie più belle d’Italia

La prima domanda che ci si pone quando si vuole paragonare le due gallerie è: qual è più antica, la galleria di Napoli o quella di Milano? La risposta è da ricercarsi nella storia. Le due gallerie nascono pressappoco nello stesso periodo storico: la prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano venne posta nel 1865, con il 1878 come anno di inaugurazione della stessa. La Galleria Umberto I a Napoli venne invece costruita tra il 1887 e il 1890

Entrambe incarnano l’ascesa delle moderne gallerie commerciali durante un’epoca di espansione delle economie urbane in Europa. I due progetti, selezionati tra molte proposte, furono realizzati da ingegneri già affermati, supportati da gruppi imprenditoriali e sostenuti da una crescente deviazione verso le costruzioni in vetro e ferro, simili a quelle emerse a Parigi, Londra e Bruxelles.

L’intitolazione delle gallerie ai sovrani del tempo – Vittorio Emanuele II a Milano e Umberto I a Napoli – non rappresentava solo un omaggio alla famiglia Savoia, ma conferiva anche benefici pratici. Questo titolo garantiva un trattamento preferenziale nei processi di approvazione e semplificava le procedure burocratiche, specialmente per gli espropri necessari a riqualificare le aree urbane centrali interessate.

Entrambi i progetti, infatti, vennero realizzati anche per soddisfare l’urgenza di bonificare zone urbane in cattive condizioni: a Milano c’era la necessità di collegare Piazza Duomo al Teatro alla Scala, con la rimozione di un antico quartiere medievale fatto di strette vie scomode e spesso pericolose da attraversare.

Allo stesso modo, a Napoli, il quartiere tra via Toledo e il Maschio Angioino, colpito da nove epidemie di colera tra il 1835 e il 1883, richiedeva interventi immediati per migliorare le condizioni igieniche e di sicurezza



Somiglianze e differenze tra la Galleria di Napoli e la Galleria di Milano

Partendo dall’architettura, la Galleria di Milano rappresenta un esempio dello stile neorinascimentale, realizzato sotto la guida del bolognese Giuseppe Mengoni. Al contrario, la Galleria Umberto I a Napoli fonde elementi dello stile umbertino con il proto-liberty, risultato della collaborazione degli architetti Emmanuele Rocco, Antonio Curri ed Ernesto di Mauro.

La copertura in ferro e vetro, fu invece concepita da Francesco Paolo Boubèe, un noto architetto sia in Italia che in Francia, ispirato dai disegni del Crystal Palace di New York.

Le differenze tra le due gallerie emergono anche dalle dimensioni: la Galleria di Napoli raggiunge un’altezza di 57 metri nel punto più alto della cupola, con una lunghezza di 147 metri e una larghezza di 15 metri.

La controparte milanese, invece, è leggermente più bassa, con i suoi 47 metri di altezza, ma più lunga, estendendosi per circa 197 metri.

Tuttavia, le divergenze non si limitano solo alle dimensioni. Nel corso del tempo, diversi interventi di restauro sono stati effettuati sia sulle facciate che sulle pavimentazioni della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, mentre la Galleria di Napoli versa in condizioni meno ottimali: la pavimentazione mostra segni di usura e crepe in vari punti, le facciate sono state restaurate solo parzialmente e con tonalità di colore differenti, e diversi negozi sono sfitti, con le saracinesche abbassate e in stato di degrado.

Anche l’illuminazione è diversa da quella installata a Milano, dove la galleria beneficia di condizioni ottimali grazie ai recenti lavori di rinnovamento svolti in occasione di Expo 2015. Nella città meneghina, inoltre, grande attenzione è stata posta anche sulla coerenza estetica delle insegne delle attività commerciali presenti in galleria, uniformi e ben tenute, con caratteri dorati su sfondo nero, che contribuiscono a migliorare l’armonia complessiva della struttura.

A Napoli, invece, mancano indicazioni simili per un’omogeneità visiva.

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