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Quali sono le maschere di Torino?
Torino e Provincia • 25 gennaio 2026

Quali sono le maschere di Torino?


Coriandoli, sfilate e investiture ufficiali: il Carnevale di Torino passa dalle sue maschere storiche, nate dal teatro popolare e dalla satira piemontese tra Settecento e Ottocento.
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Achiropita Cicala

Giornalista, collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Le maschere di Torino tornano protagoniste a Carnevale tra coriandoli, stelle filanti e sfilate che attraversano le vie del centro cittadino. Del resto, è proprio in questo periodo che grandi e piccoli si travestono, alternando fantasia e tradizioni locali. 

Torino si inserisce così in una tradizione condivisa con altre regioni italiane, dove il Carnevale ha dato vita a personaggi facilmente riconoscibili: qui la tradizione carnevalesca nasce dal teatro popolare e dalla satira piemontese tra Settecento e Ottocento, con figure ancora oggi importanti nei festeggiamenti.

Quali sono le maschere di Torino: storia e protagonisti del Carnevale piemontese

Gianduja e Giacometta sono le maschere di Torino per eccellenza del Carnevale cittadino. Rappresentano la coppia, marito e moglie, che guida le celebrazioni pubbliche, partecipa alle investiture istituzionali e presenzia agli eventi principali.

Gianduja, la maschera simbolo di Torino

Gianduja è la maschera ufficiale di Torino e del Piemonte e prende forma tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento nell’area astigiana, nel paese di Callianetto.

Il suo nome deriva dall’espressione piemontese Gioan d’la douja, ovvero “Giovanni del boccale”, chiaro riferimento alla passione per il vino rosso e la convivialità.

Gianduja incarna il piemontese bonario ma arguto: generoso, ospitale, amante della buona tavola, ma anche profondamente onesto e incapace di piegarsi ai potenti. Non a caso nasce come burattino satirico, spesso scomodo, costretto persino a “emigrare” a Torino per sfuggire alla censura. 

Esteticamente è inconfondibile: volto rotondo, naso arrossato, nei caratteristici sul viso e un abbigliamento settecentesco composto da pantaloni di fustagno, panciotto giallo, calze rosse, tricorno, parrucca con codino e un fiocco verde al collo.

Nel 1862 diventa ufficialmente simbolo cittadino con la nascita della Società Gianduja che lega il Carnevale alla beneficenza attraverso il motto “Ridet beneficando”. Da quel momento, Gianduja non è più solo una maschera, ma il carattere stesso del popolo piemontese.

Durante il Carnevale torinese del 1865, Gianduja distribuì per le strade un nuovo dolce a base di cacao e nocciole, destinato a diventare uno dei simboli gastronomici della città: il gianduiotto. Ancora una volta, la maschera si lega in modo diretto ai prodotti del territorio.

Chi è Giacometta, la moglie di Gianduja

Giacometta non è una semplice figura di contorno delle maschere di Torino. È la moglie di Gianduja e rappresenta una donna piemontese di fine Settecento-inizio Ottocento, legata al mondo urbano e artigiano. Secondo la tradizione, si ispira a una fioraia che la domenica vendeva i suoi mazzi davanti alla chiesa, incontrando il re al suo passaggio.

A differenza del marito, spesso distratto e istintivo, Giacometta è pratica, attenta, capace di gestire la quotidianità. È lei che tiene insieme la famiglia, che osserva la realtà con lucidità e che affianca Gianduja nelle occasioni pubbliche. Non interviene con la satira, ma con il buon senso, rappresentando il ruolo concreto delle donne piemontesi nella società dell’epoca.

Il suo abbigliamento richiama il folklore regionale: un vestito lungo e ampio, uno scialle sulle spalle e un copricapo decorato con fiori tipici del territorio. Durante il Carnevale, Giacometta accompagna sempre Gianduja nelle cerimonie ufficiali, a sottolineare l’idea di una coppia complementare, non gerarchica.

Perché Gianduia si chiama così: l’origine del nome dalla Douja piemontese

Il nome della maschera di Torino, Gianduia, non nasce per caso. Deriva dall’espressione piemontese Gioan d’la douja, che significa letteralmente “Giovanni del boccale”, a dimostrazione di quanto il vino fosse parte integrante della vita sociale piemontese.

La douja è un boccale panciuto, realizzato in terracotta o legno, storicamente utilizzato in Piemonte per il consumo quotidiano del vino.

Alla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento, la douja veniva portata in tavola, passata di mano in mano, riempita direttamente dalle botti. Il vino non rappresentava un lusso, ma una componente normale della dieta e della socialità. 

Il legame tra la maschera e il vino prosegue anche in epoca moderna attraverso la Douja d’Or, concorso enologico nazionale che si svolge ogni anno ad Asti dal 1967. 

Altre maschere di Carnevale legate a Torino e al Piemonte

Oltre a Gianduja e Giacometta, il Carnevale torinese si inserisce in una rete più ampia di personaggi carnevaleschi piemontesi che, pur essendo legati ad altre città, compaiono spesso nelle celebrazioni regionali, nelle rassegne storiche e negli eventi ufficiali. 

Di seguito una panoramica ordinata delle principali maschere che gravitano attorno alla tradizione torinese.

Maschere storiche piemontesi presenti negli eventi torinesi

Durante sfilate e manifestazioni condivise, Torino ospita spesso maschere provenienti da altre città del Piemonte, considerate parte della stessa tradizione culturale.

Maschere legate a episodi storici piemontesi

Alcuni personaggi carnevaleschi raccontano fatti realmente accaduti, trasformati in narrazione popolare.

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