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San Pantalon, Venezia
Venezia 24 gennaio 2025

Il murale di Banksy a Venezia sarà temporaneamente rimosso e restaurato


L'opera di Banksy a Venezia verrà rimossa dalla parete di Palazzo San Pantalon per essere restaurata: il progetto.
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Emanuele Bianchi

Ex collaboratore esterno di Immobiliare.it

Il celebre murale di Banksy a Venezia, “Il bambino migrante” verrà rimosso temporaneamente dalla parete su cui è stato realizzato per poi essere restaurato e tutelato dal degrado. 

Realizzato nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 su un palazzo storico nel sestiere di Dorsoduro, il murale raffigura un bambino con un giubbotto di salvataggio che brandisce un razzo di segnalazione rosa, un’immagine potente che richiama l’attenzione sulla tragedia dei migranti.

L’opera, esposta alle intemperie e al moto ondoso del Rio Novo, ha subìto nel tempo un rapido degrado. Per preservarla, Banca Ifis ha acquistato lo scorso marzo Palazzo San Pantalon, l’edificio che ospita il murale, con l’obiettivo di restaurarlo e valorizzarlo.

Un restauro di alto livello

La gara per l’assegnazione dei lavori di restauro è stata vinta dal prestigioso studio Zaha Hadid Architects, che si occuperà di staccare il murale dalla parete e di restaurarlo con la massima cura. Il progetto, che gode del supporto della Soprintendenza, del Comune di Venezia e della Regione Veneto, prevede anche la messa in sicurezza e il rinnovamento dell’intero palazzo.

Al termine dei lavori, il murale sarà riposizionato sulla facciata di Palazzo San Pantalon, che diventerà la sede veneziana di Banca Ifis e ospiterà uno spazio espositivo dedicato alla street art.

Murale di Banksy, un’opera fragile e controversa

Nonostante la sua fama, il murale di Banksy a Venezia è un’opera fragile e controversa. Realizzata senza autorizzazione, ha sollevato dibattiti sulla sua conservazione e sul suo significato. Alcuni critici sostengono che l’opera, destinata a deteriorarsi nel tempo, rappresenta un commento sulla natura effimera della street art e sulla fragilità della vita umana.

Tuttavia, la decisione di restaurarla e proteggerla testimonia la volontà di preservare un’opera d’arte di grande valore simbolico e culturale. Come ha dichiarato Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, “la cultura è in grado di unire passato e futuro, creando un ponte che vive nel nostro presente”.

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