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gondola al ponte rialto venezia
Venezia 31 marzo 2025

Perché Venezia è stata costruita sull’acqua?


Venezia fu fondata in epoca romana per sfuggire alle invasioni barbariche. Costruita su pali di legno immersi nell’acqua, resiste da secoli alle maree e alla subsidenza. Ecco come venne costruita.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Venezia, con i suoi canali, ponti e palazzi sospesi sull’acqua, rappresenta un unicum storico e architettonico in tutto il mondo. Considerata una delle città più affascinanti d’Europa, Venezia stupisce per la sua struttura apparentemente fragile e per la sua capacità di resistere nei secoli, nonostante le sfide ambientali. Ma cosa ha portato i suoi fondatori a costruire una città in mezzo alla laguna? E soprattutto, come ha fatto a rimanere in piedi fino a oggi?

Quando è stata fondata Venezia?

Le origini di Venezia risalgono al V secolo d.C., durante il periodo delle invasioni barbariche che seguirono la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Tra il 401 e il 452, le popolazioni delle città romane dell’entroterra veneto (come Altino, Concordia e Aquileia) cominciarono a rifugiarsi tra le isole paludose della laguna per sfuggire agli Unni guidati da Attila e alle scorrerie dei Goti. Questi primi insediamenti, inizialmente temporanei, si consolidarono nel tempo fino a formare nuclei stabili, collegati tra loro da un’economia basata sulla pesca, il commercio e la navigazione lagunare.

La data simbolica della fondazione di Venezia viene fatta risalire tradizionalmente al 25 marzo del 421, secondo alcune cronache medievali. In quel giorno, si racconta, venne consacrata la chiesa di San Giacomo a Rialto, considerata il primo edificio religioso della città. Sebbene si tratti di una ricostruzione leggendaria, la data è entrata a far parte dell’identità storica veneziana e viene ancora oggi celebrata come momento fondativo.

Perché Venezia è stata costruita sull’acqua?

La scelta di costruire su un arcipelago di oltre cento isole in una laguna salmastra non fu casuale. L’acqua offriva una difesa naturale contro gli eserciti invasori: le paludi, i bassi fondali e le maree rendevano difficile l’accesso, offrendo protezione. La posizione della laguna, permetteva inoltre  il controllo delle rotte commerciali tra Oriente e Occidente, ponendo le basi per lo sviluppo economico e strategico della futura Repubblica di Venezia. Nel corso del tempo, gli abitanti bonificarono le aree paludose, consolidando il terreno grazie a un ingegnoso sistema di fondazioni in legno e pietra.

Perché i pali di Venezia non marciscono?

Uno degli aspetti più sorprendenti della costruzione di Venezia riguarda la tecnica utilizzata per edificare su un suolo decisamente instabile. Le fondamenta degli edifici sono costituite da pali di legno conficcati nel fango della laguna, generalmente realizzati in larice o quercia, molto resistenti all’acqua.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i pali non marciscono perché sono completamente immersi nell’acqua e nel fango, in un ambiente privo di ossigeno. In queste condizioni anaerobiche, i microrganismi responsabili della decomposizione del legno non riescono a proliferare. Col passare del tempo inoltre, i pali assorbono i sali minerali presenti nell’acqua lagunare, indurendosi e trasformandosi in una specie di “pietra organica”. È grazie a questa tecnologia che i palazzi veneziani poggiano ancora oggi su solide basi millenarie.

Come è arrivata l’acqua potabile a Venezia

Vivere in mezzo all’acqua salmastra, comportava tuttavia anche una sfida non indifferente: l’approvvigionamento di acqua potabile. Fin dai tempi più antichi, i veneziani misero a punto un sistema ingegnoso costituito da cisterne pubbliche e private per raccogliere e filtrare l’acqua piovana. Le corti veneziane, come quelle visibili ancora oggi in molti palazzi, erano dotate di un pozzo centrale. Intorno ad esso, uno strato di sabbia e ghiaia fungeva da filtro naturale per la pioggia, successivamente convogliata tramite canalette sotterranee nelle cisterne impermeabili.

Solo nel XIX secolo fu introdotto un sistema di acquedotti più moderno. Oggi l’acqua potabile arriva alla città tramite una rete idrica collegata alla terraferma, anche se il retaggio delle cisterne rimane comunque un simbolo dell ingegnosità veneziana.

In cosa consiste il fenomeno della subsidenza

Una delle minacce più gravi per la sopravvivenza di Venezia è la subsidenza, ossia l’abbassamento del suolo: un fenomeno naturale e in parte provocato dall’attività umana. La subsidenza naturale deriva dal lento compattarsi dei sedimenti lagunari sui quali poggia la città. A partire dal Novecento, tuttavia, l’emungimento delle acque sotterranee dalla laguna per usi industriali ha accelerato il processo, causando un abbassamento del suolo di oltre 20 centimetri in meno di un secolo. L’effetto combinato della subsidenza e dell’innalzamento del livello del mare (dovuto al riscaldamento globale), rende la città particolarmente vulnerabile all’acqua alta, il fenomeno periodico di marea che provoca l’allagamento di calli e piazze, inclusa Piazza San Marco.

Quando Venezia scomparirà?

La possibilità che Venezia scompaia sotto il livello del mare è una prospettiva inquietante e purtroppo non da escludere. Studi recenti indicano che, senza interventi significativi per contenere il riscaldamento globale, il livello del mare potrebbe aumentare tra 60 e 100 centimetri entro il 2100. Lo scenario metterebbe a rischio la vivibilità della città, rendendo necessari interventi strutturali imponenti e costosi.

Il noto sistema MOSE, attivato per la prima volta nel 2020, rappresenta il principale strumento di difesa contro l’innalzamento del mare. Si tratta di un complesso di barriere mobili posizionate alle bocche di porto della laguna, che vengono sollevate per isolare Venezia durante le alte maree di portata eccezionale. Resta tuttavia evidente che tutto ciò potrebbe non bastare. Se non si interverrà in modo deciso sul cambiamento climatico, sulla gestione del turismo e sull’equilibrio ambientale della laguna, Venezia potrebbe rischiare di diventare inabitabile.

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